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Vigilanza Ittica

Una garanzia per il futuro della pesca sportiva

A conclusione degli incontri regionali aventi per oggetto l’attività del servizio di vigilanza degli ambienti acquatici a tutela ed incremento della fauna ittica, ritengo opportuno esplicitare alcune considerazioni su questa esperienza che mi ha portato a contatto con le realtà delle varie Regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto; Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania) e, soprattutto, con i problemi e le esperienze maturate da chi sta “sul campo” che, non posso nascondere, hanno peraltro arricchito la mia pur lunga esperienza di guardia ittica volontaria.

Ritengo opportuno però che sul problema si possa e si debba aprire una più amplia riflessione, e non solo degli addetti ai lavori, perché non sempre, o meglio non in tutte le realtà ed ai vari livelli, si valuta nel modo adeguato l’indispensabilità di tale servizio destinandogli l’attenzione e le risorse necessarie per valorizzare al meglio il potenziale che possono esprimere le circa 1000 guardie volontarie a disposizione delle Sezioni Provinciali.

Per scendere nel concreto si può intanto partire dalla valutazione di quanto la Federazione investe annualmente in termini di canoni e ripopolamenti ittici nelle acque che gestisce a vario titolo, stante il fatto che la problematica è ben più ampia dovendosi aggiungere anche i diritti esclusivi di pesca nonché gli impianti di proprietà.

Ebbene, considerato che ogni anno oltre 1 milione di euro vengono spesi per le voci di cui sopra, credo, che sia necessario garantire un’adeguata attività di vigilanza in modo da assicurare il massimo ritorno in termini di pescosità delle acque e di tesserati.

In questa ottica, quindi, il servizio di vigilanza ittica assume quei ruoli di “investimento” che una Federazione come la nostra non può non tenere nella dovuta considerazione.

Questo, dopo la istituzione dell’Albo Nazionale, ha portato come logica conseguenza alla decisione del Consiglio Federale di procedere alle seguenti iniziative: effettuare dapprima una più puntuale verifica delle realtà esistenti sul territorio; adottare in seguito provvedimenti mirati a qualificare sempre di più l’attività delle nostre guardie, estendendola ad altre problematiche quali quelle, almeno per le Provincie costiere, che riguardano le acque marittime, anche alla luce della crescente istituzione di Riserve Marine Protette.

E’ evidente però che in questo ordine di idee deve calarsi “tutta” la Federazione e cioè centro e periferia perché il modello che vorremmo e dovremmo costruire non può fare a meno dell’uno o dell’altra.

E questo non solo per ciò che concerne le acque in gestione, ma anche per quelle a fruizione pubblica ove le problematiche sono ben più consistenti vista la insufficente vigilanza posta in essere dalle istituzioni preposte.

Le molte convenzioni attivate con le Amministrazioni Pubbliche, le Province in particolare, necessitano si di puntuali risposte, ma anche di impegni che queste ultime devono assumersi con tanto e non solo nei confronti dei volontari che sono chiamati ad assolvere l’attività di vigilanza, quanto nei confronti nel mondo dei pescatori dilettanti che, in ordine alla tutela ed incremento della fauna ittica e del corretto esercizio dell’attività di pesca, rapportano alla attività degli addetti alla vigilanza, i più o meno positivi risultati conseguibili nel corso delle loro batture di pesca.

Non possimo quindi non prendere in esame problematiche nuove che stanno emergendo a seguito del modificarsi degli ambienti naturali, con particolare riferimento a quelle che sempre più appaiono non come emergenze, ma come ricorrenti situazioni di rischio per la fauna ittica, come, ad esempio, la scarsa portata di molti corsi d’acqua che non è purtroppo sempre ed esclusivamente attribuibile alle scarse precipitazioni.

Queste situazioni devono vederci impegnati a prevenire le conseguenti situazioni di rischio per la fauna ittica sollecitando provvedimenti che evitino situazioni con conseguenze difficilmente recuperabili, almeno nel breve periodo.

Altra problematica cui porre la dovuta attenzione è la comparsa di nuove malattie a fronte di immissioni di fauna ittica, proveniente in particolare dall’Est Europeo, non sufficientemente controllata sotto l’aspetto sanitario.

Questo deve spingerci ad attivare collaborazioni con gli istituti di profilassi al fine di poter: da un lato acquisire maggiori conoscenze e competenze sugli eventi che avremo occasione di rilevare nel corso della nostra attività; dall’altro fornire elementi che consentano di risalire alle cause che hanno originato eventi di morie di fauna ittica o di prevenire situazioni epidemiche su larga scala.

Altro aspetto in ordine al quale occorre porre la massima attenzione, anche per l’alto livello di risorse che vi vengono investite, è quello dei ripopolamenti ittici sui quali la Federazione ha compiuto un importante atto con la pubblicazione del volume “ Guida ragionata ai Ripopolamenti Ittici” curata dal Prof. Ettore Grimaldi, dalla quale si evidenzia come tale pratica debba essere accuratamente ponderata al fine di porre in essere interventi molto più selezionati.

Tali sottolineature tengono conto del fatto che, sotto l’aspetto della ordinaria attività, le ggvvii, sia in attività di servizio che in qualità di aspiranti, hanno già sufficienti nozioni per intervenire stante che la quasi totalità delle Province, cui sono state trasferite le competenze in ordine al rilascio dei Decreti, si sono dotate di propri Regolamenti che ne prevedono sia le modalità di rilascio che di rinnovo ed all’interno dei quali si prevedono esami di idoneità, tirocini, corsi di aggiornamento ecc….

Necessitano, altresì, altri approfondimenti in ordine agli aspettidi carattere più propriamente ambientale, anche alla luce del riconoscimento che la Federazione ha avuto come Associazione di Protezione Ambientale.

Tale aspetto, non è stato sufficientemente valorizzato a livello periferico tant’è che in più circostanze si è venuti a conoscenza che la Federazione non è stata nemmeno chiamata ad esprimere propri rappresentanti in Commissioni, Comitati o Consulte e/o a esprimere il proprio parere in ordine ad iniziative che prevedono per legge o regolamenti la eventuale presenza della Federazione.

Certo ciò non è compito delle ggvvii, ma piuttosto del “rappresentente politico” della Federazione presente sul territorio, Delegato Provinciale o Presidente Regionale a seconda dei livelli di riferimento; è tuttavia evidente che il “potere” dei suddetti rappresentanti dipenda molto dall’attività posta in essere dalle ggvvii che in occasione di deprecabili eventi hanno contribuito a far si che questi venissero portati a conoscenza delle istituzioni preposte alla tutela del territorio.

Ciò detto e in previsione di continuare a breve la ricognizione in altre Regioni che, al momento, non hanno ancora deciso di promuovere gli incontri sulla specifica tematica, mi farò comunque carico di sottoporre al Consiglio Federale le problematiche della “vigilanza ittica” con proposte ben definite e tese ad analizzare le difficoltà presenti nelle varie Regioni, al fine di contribuire a migliorare l’efficienza e l’efficacia del servizio di vigilanza, quale presupposto dello sviluppo, anche in termini di rappresentatività, della nostra Federazione.


di Mario Pecchioli

Coordinatore Federale Attività di Vigilanza

 
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