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Macerata |
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Stato: |
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Regione: |
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Provincia: |
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Coordinate: |
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Altitudine: |
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Superficie: |
92,73 km² |
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Abitanti: |
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Densità: |
464,33 ab./km² |
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Frazioni: |
Sforzacosta, Piediripa, Villa Potenza Località: Madonna del Monte, Montanello, Pieve |
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Comuni contigui: |
Appignano, Corridonia, Montecassiano, Montelupone, Morrovalle, Pollenza, Recanati, Tolentino, Treia |
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CAP: |
62100 |
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Pref. telefonico: |
0733 |
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Class. sismica: |
zona 2 (sismicità medio-alta) |
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Class. climatica: |
zona D, 2005 GG |
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Nome abitanti: |
maceratesi |
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Santo patrono: |
San Giuliano l'ospitaliere |
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Giorno festivo: |
31 agosto |
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« Vidìssi quant'è grossa Macerata! |
(italiano)
« Vedessi com'è grande Macerata! |
Macerata è
una città di 43.057 abitanti[1]
dell'Italia
centrale, capoluogo dell'omonima provincia delle Marche.
Sorge su di un
colle a
Il clima di
Macerata è quello tipico dell'area collinare dell'interno delle Marche e
presenta sia elementi mediterranei che elementi continentali. L'influenza del
mare ha il suo peso, trovandosi Macerata a soli
Tra il III
e il II secolo a.C. la zona dove oggi sorge la
frazione di Villa Potenza fu colonizzata dai romani che la chiamarono Helvia Recina.
I resti del teatro romano del II secolo d.C. danno l'idea di una città di
medie proporzioni e florida. La prima notizia certa dell'esistenza di Ricina
risale al I secolo
d.C. da parte di Plinio il Vecchio.[2] L'antica Ricina
si trovava lungo la via Salaria Gallica; al tempo dell'alto Impero
risalgono i monumenti più importanti, il
teatro di
Nel V
o VI secolo
le invasioni dei Goti
costrinsero la maggior parte dei ricinesi a spostarsi sulle colline nacque così
il centro medievale di Macerata. Discussa è l'etimologia del nome Macerata:
alcuni storici affermano che derivi dalle maceriae dell'antica Helvia
Recina altri sostengono che derivi da macera parola latina
che indica il luogo dove si pone a macerare il lino e la canapa. Per
molti secoli la città fu divisa in due "poggi", l'uno indipendente,
l'altro sotto il controllo dei vescovi di Fermo. Nel 1138, dopo grandi lotte
contro Fermo,
Macerata ottiene la franchigia di libero comune.
Il 29 agosto
1138 davanti alla pieve di
San Giuliano i due poggi si unificarono ed il castello Castrum Maceratae
dava il nome al nuovo comune, mentre il Podium Sancti Juliani (oggi
sarebbe la zona della "cocolla" e parte delle "Fosse")
portava la tradizione religiosa ed il suo protettore: San Giuliano.
Con la nascita
del comune libero di Macerata viene creato uno stemma con una macina su uno
scudo rosso con sopra una corona regia. La macina era un simbolo mutuato
dall'antica Helvia Recina ed oltretutto rappresentava l'operosità dei
maceratesi ed anche una peculiarità del territorio ricco di acque che servivano
appunto all'alimentazione di molti mulini. Da ricordare che lo stemma cambiò
nel 1570
quando venne aggiunta una croce greca rossa in campo bianco per concessione di papa Pio V,
che era grato alla città per la partecipazione di alcuni suoi figli nella lotta
contro i Turchi e per ricordare il concorso dei maceratesi alle crociate
a partire dal 1188.
Nella lotta tra
Nel 1320 il papa Giovanni XXII punì le città di Fermo e di Recanati
che avevano partecipato alla lega ghibellina, togliendo alla prima il
territorio e alla seconda la sede vescovile che passò al comune di Macerata.
Questo portò sia un aumento della popolazione, che allora era inferiore a
quella di Fermo, a quella di San Severino Marche, a quella di Ascoli Piceno
e ad altri comuni della Marchia, sia un aumento dell'importanza politica
grazie alla sua fedeltà verso la Chiesa e grazie al fatto che
venne scelta come residenza dei rettori e dei vicari della Marca
anconitana.
Nel trecento,
però, si evidenzia la crisi del giovane regime comunale e si aprì l'era delle Signorie.
Macerata non fu estranea a tale cambiamento e intorno alla metà degli anni '20
del secolo la famiglia Malucci, di fede guelfa, divenne signora
della città. Tale signoria durò fino alla metà del secolo cioè fino a quando il
Papa, dalla sua sede di Avignone, diede mandato al cardinale
Egidio
Albornoz di riprendere con la forza il potere nella Marca
anconitana. La città passò poi alla signoria dei Da Varano
di Camerino,
la cui spregiudicatezza nelle alleanze portò non pochi guai alla cittadina, che
infatti fu attaccata nel 1377 dalle truppe del conte Lucio di Landau, che però dovette
ritirarsi.
In questi anni
furono costruite diverse chiese ed altre opere importanti per la città: Santa
Maria della Porta (anche se la parte più antica risale agli anni 990-1000) che
grazie alla confraternita dei flagellati la imbellirono con un portale in stile
gotico in cotto, San Francesco (1316), Santa Maria alla Pace (1323) edificata
per celebrare la pace tra guelfi e ghibellini, e la casa del podestà (1373)
costruita in Piazza del Mercato.
Dopo anni di pace
e benessere la città, come tutta la zona circostante, fu occupata da Francesco
Sforza nel 1433
che le impose la sua Signoria che terminò con una serie di battaglie, che vanno
dal 1443
al 1445,
che videro contrapposti gli Sforza da una parte e la Lega Santa
(costituita da papa Eugenio IV, dal duca di Milano e dal re
di Napoli)
dall'altra. Gli amministratori della città molto abilmente presero la palla al
balzo e riuscirono ad ottenere l'istituzione permanete della Corte Generale
de lo Rectore de Sancta Chiesa; questo volle dire che Macerata divenne ufficialmente capoluogo della Marca
anconitana con il suo cambiamento da città agricola a città
politico-burocratica con grande incremento della popolazione (grande
immigrazione di notai, magistrati, soldati ed ecclesiastici).
Questo portò
anche a ripensare alle misure difensive e per tale motivo si decise di costruire
una cinta muraria a "scarpa" (cioè inclinate verso l'esterno) che
includesse all'interno la zona di Porta Mercato (piazza compresa) e la zona di
Porta Montana in più si decise di creare nuovi torrioni. La città cambiò il suo
assetto in pochi anni: venne ricostruita
Questo è
sicuramente il secolo d'oro per la città; infatti in tali anni a Macerata c'è
una fiorente vita sia a livello polito-burocratico sia a livello economico. Nei
primi anni del secolo c'era grande pericolo di invasione da parte dei Lanzichenecchi
e di altre truppe straniere, così si decise di concludere i lavori alla cinta
muraria con uno splendido esempio di sistema bastionato sangallese che cingeva
sia il Borgo Novo (Corso Garibaldi di oggi) sia il Borgo Vecchio (cioè Via
Mozzi), tra Porta Montana e Porta Romana, con la costruzione di vari fortini
penetrativi verso l'esterno i quali permettevano una migliore difesa-offesa.
Nei primi anni si decise di ristrutturare la piazza centrale e tali lavori
furono affidati in parte a Cassiano da Fabriano, che
realizzò
L'edilizia
privata vive un grande periodo; infatti vengono edificati: Palazzo Floriani
(1531-1541), Palazzo Ciccolini (1546-1550), il così detto Palazzo dei Diamanti
della famiglia Mozzi (1535), Palazzo Marchetti (1560), Palazzo Mozzi (1570),
Palazzo Ciccotto Mozzi (1566). Anche per l'edilizia religiosa furono anni
irripetibili con le seguenti costruzioni: la chiesa ed il monastero di Santa
Croce (1503), la chiesa di Santa Maria delle Vergini (1550-1577) un'opera di Galasso Alghisi da Carpi,
le chiese di San Liberato e San Rocco. Praticamente il secolo si conclude con
una città completamente trasformata sia a livello edilizio che a livello
urbanistico in senso stretto e soprattutto la città era in netta espansione.
Dopo un secolo
d'oro venne un secolo buio. Il papa Clemente VIII, con la bolla De Bono
Regimine, accentrò tutto il potere politico-amministrativo a Roma; questo portò alla
città una riduzione del territorio da essa controllato, meno peso politico
all'interno dello Stato della Chiesa, una regressione a livello
economico e demografico. Sia l'edilizia privata che quella pubblica fecero una
brusca frenata con alcune eccezioni come il riassetto della strada nuova
(odierno Corso della Repubblica), la costruzione di Porton Pio alla fine del
quartiere fuori Porta Romana, l'allargamento della strada che portava al colle
di Santa Croce. Nonostante questo si edificarono altre nuove chiese, quella di
San Paolo (1623-1655) e quella di San Giovanni(1600-1655).
L'accentramento
del potere si fece risentire,a distanza di anni, anche a livello di
attaccamento al Governo pontificio. Infatti all'interno del ceto borghese, che
negli anni si era formato e rinforzato, c'era chi ammirava le prime idee illuministiche
che venivano dall'estero, mentre con molta foga il clero combatté questa
modernità.
Tale secolo vide
le famiglie nobili, frustrate per l'esclusione dalla vita politica, investire
in costruzioni di case e ville lussuose da menzionarne alcune come quella dei
conti Bonaccorsi iniziata nel 1707 e finita nell'arco di 20 anni, Palazzo
Asclepi-Salimbeni (1725), quello dei Compagnoni (1736), Palazzo Pellicani (1736)
e grazie all'architetto Luigi Vanvitelli si deve Palazzo Torri
(1738-1758), sempre di questi anni è l'atipico palazzo Costa (1756) mentre
grazie a Giuseppe Valadier si devono l'originale Palazzo
De Vico (1793) e il primo esempio di costruzione neoclassica
a Macerata cioè Palazzo Ugolini (1793). L'edilizia religiosa registrò la
nascita della chiesa di San Filippo, totalmente barocca,
grazie all'architetto romano Giovan Battista Contini, venne
ristrutturato il duomo e costruita San Giorgio (1792-1798). Tra il 1767 e il
1774 viene realizzato all'interno del palazzo comunale, affacciato sulla piazza
maggiore, il tuttora esistente teatro tardobarocco su pianta a campana, oggi
chiamato Lauro Rossi
in onore del compositore maceratese vissuto nel secolo successivo; il progetto
inviato allo scopo dal rinomato specialista Antonio Galli Bibiena
venne ridotto alle giuste dimensioni del sito disponibile dall'architetto
camerale Cosimo Morelli da Imola.
Il secolo si
chiuse con l'arrivo dell'esercito napoleonico che era sceso in Italia ed aveva
occupato anche le Marche;
questo portò grande entusiasmo tra i borghesi e tra qualche popolano perché
vedevano concretizzate le loro idee di giustizia e di libertà; la città fu
aggregata alla Repubblica Romana nel 1798 con il grado di capoluogo del Musone.
Dopo alcuni momenti, vista anche la soppressione degli ordini religiosi e la
forte pressione fiscale, l'entusiasmo si trasformò in un forte sentimento di
reazione che nel 1799 sfociò in un duro moto che costrinse le truppe
napoleoniche a fuggire dalla città. Queste però tornarono più forti di prima e
dopo cinque giorni di battaglia, il 5 luglio,
riuscirono a fare una breccia ed ad entrare dandosi al saccheggio, alla
profanazione di chiese e all'assassinio di circa
360 persone di cui molti di classi disagiate che abitavano nei quartieri
fuori le mura, come le "Fosse" e le "Casette", che vennero
visti come i più probabili responsabili dei moti.
Le cannonate
francesi, oltre ai morti, fece gravi danni a Porta Romana e così si decise di
sostituire la porta con una cancellata in ghisa, da quel giorno la zona viene
chiamata "i cancelli". Costituitosi il Regno Italico
venne elevata al rango di capoluogo del
dipartimento del Musone(1808-1814). Nel maggio del 1815 vide lo sbandamento
delle truppe di Gioacchino Murat battute dagli austriaci nella battaglia di Tolentino.
Nel 1817 a Macerata c'è la prima insurrezione Italiana di stampo carbonaro,
infatti grazie all'adesione di alcuni reduci delle armate napoleoniche e
murattiane si organizzò a Macerata una "vendita massonica" che aderì
come detto alla carboneria. Aldilà del goffo tentativo, subito represso dalle
autorità, esso rappresentò la voglia di libertà e la presa di coscienza dei
propri diritti da parte della popolazione. Nel
Dopo la battaglia di Castelfidardo, che vide
l'esercito del pontefice uscirne sconfitto da quello dei Savoia, e il
seguente plebiscito del 4 novembre 1860 che portò le Marche
ad annettersi al neonato Regno d'Italia la città, forse perché era
stata da molto fedele al potere dei Papi, o forse perché fino ad allora aveva sempre
tenuto in mano i poteri politici-amministrativi regionali, venne punita.
Infatti l'università perse tre facoltà a vantaggio di Ancona e sempre
a vantaggio dei dorici andò il Comando militare e
Il secolo si apre
con la città che incomincia una lenta crescita demografica e con gli abitanti
che pian piano incominciano a costruire case private anche fuori dalle mure.
Tre quartieri in particolare cominciano a formarsi: il primo di stampo borghese
è quello della zona della stazione dove vengono edificate le case dei più
benestanti del tempo, un altro quartiere di benestanti venne creato vicino
Piazza Dell'Armi (lo stadio dei Pini di oggi) in due punti distinti uno dietro
l'odierno Corso Cavour (via Morbiducci) ed un altro punto era l'odierno viale
Carradori, infine fu ampliato il quartiere popolare di "Villa Ficana"
che sorge sul colle di Santa Croce. Sempre in questi anni si edificarono la
chiesa dell'Immacolata (1893-1917) situata in pieno Corso Cavour e la chiesa di
Corso Cairoli nominata Sacro Cuore (1909-1913).
La guerra di
Libia rinfocolò gli attriti tra i partiti che si trovarono alle prese
con una grave crisi internazionale. Anche a Macerata ci furono dei contrasti
tra gli interventisti del partito nazionalista, capeggiato da Mazzantini, e i
neutralisti del partito socialista (che in realtà era diviso in due correnti);
questa tensione sfociò in un'aggressione da parte dei socialisti ai
nazionalisti durante una conferenza pro-intervento di Cesare
Battisti. Molti Maceratesi presero parte alla Grande Guerra
formando la "Brigata Macerata" che si fece segnalare per il grande
coraggio con cui andava in battaglia. Dopo la guerra, anche a Macerata, ci
furono gravi problemi di ordine pubblico per motivi politici; infatti dopo la marcia su
Roma i fascisti anche in città presero il potere e diedero la caccia
ai nemici di sempre entrando dentro la sede dei socialisti, bruciando la casa
del popolo e devastando alcune osterie del quartiere le "casette".
Per fortuna della città due podestà moderati (Benignetti e Magnalbò) evitarono gravi atti
di intolleranza da parte delle squadracce, e promossero opere pubbliche.
Nonostante questo nel 1926 si tenne in città il Congresso nazionale della FUCI con la partecipazione
di monsignor Montini e si verificarono forti contestazioni da parte dei
fascisti, preludio alla soppressione dei circoli di Azione
Cattolica (1931). Da menzionare le opere fatte in questi anni:
Palazzo delle Poste (1922), Palazzo degli Studi (1931), lo Stadio della Vittoria
(1926) dove giocava la Maceratese, l'adiacente Monumento ai Caduti (1928-1932) e con
l'abbattimento del Porton Pio si ha la creazione della scenografa Piazza Della
Vittoria che servì anche per facilitare la viabilità della zona, Palazzo del
Mutilato (1938) infine è da menzionare il Palazzo del fascio (oggi vi è il
catasto) sito in Piazza Mercato (Piazza Mazzini) appena dietro lo Sferisterio.
Nel 1943 dopo la
caduta del fascismo molti cittadini scesero in piazza per festeggiare, ma la
felicità durò poco visto che l'occupazione nazista arrivò senza remore anche a
Macerata. I bombardamenti degli alleati colpirono il quartiere di Corso Cavour
(fu distrutta
L'economia torna
a girare soprattutto grazie all'agricoltura, al commercio e al terziario vero
motore economico della città nel '900.
Intorno agli anni '50
il problema principale fu quello di trovare un tetto per i moltissimi sfollati
così si ampliarono diverse zone (le Casette, le Fosse, Ficana e le Vergini) e
si crearono nuovi quartieri popolari come:
I primi anni del
nuovo millennio sono da ricordare per la creazione di villette a Corneto ed
appartamenti nel quartiere Vergini. La città è caratterizzata da una certa
qualità della vita che ancor oggi la rende una delle città più vivibili grazie
anche ai molti punti "verdi" situati in diverse zone: i Giardini
Diaz, Villa Lauri, il Sasso d'Italia e vari piccoli spazi verdi che sono
presenti in tutti i quartieri cittadini.
Nel 2006
sono iniziati i lavori per la realizzazione della galleria di collegamento tra
la zona di "Due Fonti" e "Fontescodella"; i lavori sono
stati ultimati a fine 2007 e l'apertura è avvenuta nel novembre 2008. Tale
opera, la più importante degli ultimi decenni, rende più rapida la viabilità
tra la valle del Potenza a quella del Chienti, evitando di attraversare l'area
più urbana della città.
In città sono
presenti i seguenti musei:
Numerose anche le
biblioteche esistenti in città:
Macerata aderisce all'Associazione delle Città d'Arte e Cultura.
È da segnalare la
stagione lirica nell'originale e suggestivo sferisterio che si tiene durante il
periodo estivo; il teatro ospita anche la manifestazione musicale Musicultura.
L'università è tra le più
antiche nel mondo fondata nel 1290 con la lettura dell'editto in tutta la regione da parte
di Bartolo da Sassoferrato che annunciava la
fondazione di una scuola di diritto nella città.
Da Macerata parte
l'annuale pellegrinaggio
votivo verso
A Macerata hanno
sede due importanti editori nazionali, Liberilibri e la casa editrice Quodlibet.
Il piatto tipico
maceratese sono i vincisgrassi, una sorta di lasagne al
forno.[4]. Il piatto connota Macerata e la sua area, tanto che il
suo nome è stato adottato dall'omonimo
gruppo maceratese di pop demenziale.
Da segnalare la
presenza di fabbriche di eccellenza in diversi settori, tra cui: moda ed abbigliamento,
arredamento sport e benessere.
Macerata ha due
uscite della superstrada SS 77 Val di Chienti
(Macerata ovest per chi proviene da Foligno, Macerata sud per chi proviene da
Civitanova Marche) situate a
Macerata è
attraversata dalla Ferrovia Fabriano-Macerata-Civitanova Marche,
della linea regionale non elettrificata ed ha all'interno del territorio
comunale 4 stazioni: Macerata, Macerata-Fontescodella, Sforzacosta-Urbisaglia,
Corridonia-Mogliano (situata a Piediripa). La stazione principale di Macerata è
dotata di 3 binari passanti per i passeggeri, più 2 binari per lo scalo merci.
Pistacóppi è il nome con cui vengono
chiamati i piccioni di Macerata e, come conseguenza, questo è divenuto un
soprannome simpatico e scherzoso dei maceratesi. Un altro tradizionale
appellativo dei maceratesi è quello di vrugnulù (prugne).
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