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Ascoli Piceno |
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Stato: |
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Regione: |
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Provincia: |
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Coordinate: |
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Altitudine: |
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Superficie: |
160,51 km² |
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Abitanti: |
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Densità: |
320,09 ab./km² |
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Frazioni: |
Bivio Giustimana, Campolungo, Caprignano, Carpineto, Casa circondariale, Casalena, Casamurana, Case di Coccia, Case Schiavi, Castel Trosino, Cervara, Colle, Colle san Marco, Colloto, Colonna, Colonnata, Coperso, Faiano,fonte di campo, Funti, Giustimana, Il Palazzo, Lago, Lisciano, Lisciano di Colloto, Marino del Tronto, Montadamo, Monte di Rosara, Morignano, Mozzano, Oleificio Panichi, Palombare, Pedana, Piagge, Pianaccerro, Poggio di Bretta, Polesio, Ponte Pedana, Porchiano, Rosara, San Pietro, Santa Maria a Corte, Talvacchia, Taverna di mezzo, Trivigliano-villa Pagani, Tozzano, Tronzano, Valle Fiorana, Valle Senzana, Valli, Vena piccola, Venagrande, Villa Sant'Antonio |
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Comuni contigui: |
Acquasanta Terme, Ancarano (TE), Appignano del Tronto, Castel di Lama, Castignano, Castorano, Civitella del Tronto (TE), Colli del Tronto, Folignano, Maltignano, Roccafluvione, Rotella, Sant'Egidio alla Vibrata (TE), Valle Castellana (TE), Venarotta, |
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CAP: |
63100 |
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Pref. telefonico: |
0736 |
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Class. sismica: |
zona 2 (sismicità medio-alta) |
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Nome abitanti: |
ascolani |
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Santo patrono: |
Sant'Emidio |
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Giorno festivo: |
5 agosto |
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« Una passeggiata per le strade della città vecchia ascolana è come lo sfogliare a caso un volume di storia dell'arte e avere la fortuna di incontrare le illustrazioni più rappresentative e espressive dei vari periodi dell'arte italiana »
Ascoli Piceno (Asculum
in latino
ed Ascule in dialetto ascolano) è una città
delle Marche
con 51.378 abitant, quarta nella regione per popolazione dopo Ancona, Pesaro e Fano; capoluogo
dell'omonima provincia e sede vescovile.
Mappa del territorio
ascolano
La città si trova nella
parte meridionale delle Marche e dista
Ascoli Piceno ha
un'exclave
(Piana della Forcella) compresa tra il comune di Acquasanta
Terme, quello di Roccafluvione e un'exclave di quest'ultimo
(Forcella).
Il clima della
città di Ascoli è di tipo subappenninico, trovandosi a ridosso di importanti
catene montuose. Gli inverni sono umidi e freschi, e quando le correnti balcaniche
giungono fin sul medio Adriatico, in città si assiste a precipitazioni nevose ed
un forte abbassamento della temperatura. Sono frequenti gelate notturne e anche
il fenomeno della nebbia
non è raro, soprattutto lungo
Piazza Arringo Le origini della città
sono avvolte nel mistero ma è abbastanza sicuro che la zona fosse popolata già
nell'epoca neo-eneolitica da popolazioni italiche. Secondo una
tradizione
italica citata nella letteratura antica (Strabone,
Plinio,
Festo) la città venne fondata da un gruppo di Sabini, che
vennero guidati da un picchio, uccello sacro a Marte durante una delle loro migrazioni detta ver sacrum.
I Sabini
si sarebbero fusi con altre popolazioni autoctone dando origine ai Piceni, di cui
Ascoli divenne il centro principale anche grazie alla sua posizione sulla via Salaria,
che collegava il Lazio
con le saline
della costa adriatica.Nel 299 a.C. si alleò con i Romani contro gli Etruschi,
Galli
e Sanniti
e nel 269 a.C.
divenne Civitas Foederata a Roma.
Nel 91 a.C.
si ribellò a Roma insieme ad altre genti italiche (i Marsi in particolare ed
altre popolazioni del sud Italia) e dette vita alla Guerra
Sociale. Nell'89 a.C., dopo un lungo assedio,
il generale romano Gneo Pompeo Strabone conquistò la città,
trucidando i capi della rivolta e mandando in esilio parte
dei suoi abitanti. Nell'88 a.C. Ascoli fu iscritta alla Tribù Fabia, e solo nell'80 a.C.
venne finalmente riconosciuta la cittadinanza romana a tutte le popolazioni
italiche. Giulio Cesare nel 49 a.C.
la designò capitale della regione dandole l'appellativo di Picenum. Ai
tempi di Augusto,
divenne la capitale della quinta regione italica, più tardi nel III secolo
d.C. fu eretta a provincia autonoma con il nome di Picenum
Suburcarium. Successivamente segue il destino,
come altre città, con la caduta dell'impero romano.
Nell'alto medioevo
subì la decadenza economica e le razzie dei barbari,
tra cui quella dei Goti
di Totila
e dei Longobardi
di Faroaldo (578).
Per due
secoli
fu sotto il dominio longobardo del Ducato di
Spoleto, (593-789), finché non passò
sotto il controllo dei Franchi scesi in Italia al seguito di Carlo Magno.
In questi secoli si accentuò il potere dei vescovi
(i cosiddetti vescovi-conti), tra cui Corrado II che con
apposito diploma concede al feudatario vescovo Bernardo I nel 1037, il diritto di Zecca.
Nel periodo la
città viene trascinata in più occasioni nella più vasta lotta per il predominio
in Europa
tra guelfi e ghibellini.
Nel 1183 si costituisce in Libero comune,
conoscendo però il saccheggio e la distruzione ad opera delle armate imperiali
di Federico II. Le libertà
municipali sono minate dalle lotte di fazione tra le famiglie più in vista, tra
cui il Signore Andrea D'Acquaviva e più tardi Ladislao I - re di Napoli, Conte Carrara,
che finiscono per aprire la strada a personaggi ambiziosi come Galeotto Malatesta (XIV secolo)
che viene cacciato da una rivolta e in seguito a Francesco
Sforza che instaura una crudele dittatura
(XV secolo)
che viene abbattuta nel 1482,
anche se Ascoli è costretta a riconoscere la sovranità della Chiesa.
Non cessano i
disordini interni tra opposte fazioni che conduce a decadi di ribellioni,
massacri, razzie, alla crescita del banditismo e alla decadenza delle virtù
civili.
Venne annessa
alla prima Repubblica Romana e nel 1860 viene annessa al Regno d'Italia di cui seguirà d'ora in
avanti tutte le vicende. Degne di nota sono le vicende della resistenza
ascolana nel settembre 1943
contro l'occupazione tedesca, che sono valse alla città
Una parte del
territorio della provincia ascolana è stato per oltre un secolo rivendicato
dalla vicina e rivale Fermo,
la quale ha perso il capoluogo a seguito dell'Unità d'Italia. Nel 2004, però, la provincia
di Fermo è stata di nuovo deliberata, ed istituita nel 2009.
Stemma ascolano del
1382, il più antico di data certa
Il simbolo che compare
sullo stemma comunale della città di Ascoli si compone di porta a due fornici
sovrastata dalla galleria merlata tra due torri.
Gli autori locali
si sono diversamente espressi sul significato della rappresentazione contenuta
nel campo dello scudo. Alcuni hanno considerato
l'accostamento di questi elementi architettonici riferibile ad una delle porte
cittadine che si apriva nelle mura di cinta urbane medievali, altri hanno
scritto che la composizione raffigurerebbe l'antico cassero
che sorgeva dove oggi sono presenti i resti della Fortezza Pia, altri ancora
hanno sostenuto che la struttura costituirebbe la sintesi della simbologia
delle costruzioni più caratteristiche della città, quindi ponti, torri gentilizie e campanili.
Nel corso del
tempo la città fu identificata con il nome greco-romano di Asculon ed Asclos,
Strabone la chiamò Asclon; la Tavola Peutingeriana la citò come Asclo
Piceno; Paolo Diacono solo Asculus [2].
Ad Ascoli il termine Picenum fu accostato già da Giulio Cesare
che la chiamò Asculum Picenum. [3]
Le radici del
nome Ascoli non sono prive di dubbi legati alla sua etimologia, Umberto Laffi
definisce il toponimo di origine illirica ed ipotizza che la denominazione dell'insediamento
umano dell'età Neo-eneolitica assunse in latino la forma di Asclum o Asculum.
Dalle fonti
classiche, ed in particolare da una leggenda anteriore all'anno 1000 a.C.,
si apprende la storia del re Aesis, riportata da Silio Italico,
poeta latino, il quale attribuisce il termine Ascoli alla derivazione
dalla radice "as" dal nome del re, detto anche Esio re dei Pelasgi.
Secondo questa tradizione Aesis fu colui che condusse la popolazione
pre-ellenica nella risalita della costa adriatica approdando alla foce del
fiume Tronto. I Pelasgi, dopo aver percorso la valle verso l'entroterra, si
stanziarono sul colle Pelasgico o monte Pelasgo, l'attuale colle
dell'Annunziata, dove eressero un recinto sacro e si fusero con gli abitanti
del territorio dando inizio ad un primo insediamento urbano.
La leggenda e le
affermazioni di Silio Italico non trovano, al momento, conforto nei riscontri
archeologici del territorio. La teoria etimologica trova ed assume rilevanza in
quanto aiuta a spiegare anche altri toponimi legati al Picenum come Aso e Jesi, anch'essi
riconducibili dalla radice "as", tipica e diffusa nel
linguaggio egeo-anatolico.
Esiste anche
un'altra leggenda che confermerebbe l'origine e la provenienza greca del popolo
dei Piceni. Questa narra dell'acheo Diomede,
federato della guerra contro Troia, qui giunto posteriormente all'invasione dorica, che,
dopo essere approdato sulle coste della Puglia, si
stabilì lungo le coste adriatiche.
L'origine del
nome Piceno è attribuito dalla tradizione italica ricordata da Strabone,
Plinio [4],
Festo [5]
e Paolo Diacono,
nella sua Historia Langobardorum [6],
all'appellativo Picenum, termine che trova la sua derivazione da picus.
La narrazione racconta della migrazione di gruppi di Sabini avvenute durante le
celebrazioni primaverili del ver sacrum. Questo popolo, tra l'VIII
ed il VI secolo a.C., si spostò dalle regioni di provenienza
osco-umbre, verso altri territori per cercare pascoli estivi e, in questo
viaggio, sarebbe stato condotto da un picchio verde
o da re Pico, un sovrano del Lazio[7].
Sino all'avvento
del Regno d'Italia, il Comune era indicato con il
solo nome "Ascoli". L'aggiunta della specificazione
"Piceno" è avvenuta ufficialmente per effetto del Regio decreto 9
novembre 1862 n. 978[8][9]
che ha autorizzato il Comune di Ascoli ad assumere la denominazione
"Ascoli-Piceno", in conformità alla deliberazione del consiglio
comunale del 28 luglio 1862.
Palazzo dei Capitani
del Popolo

« Ascoli Piceno è una
tra le più belle piccole città d'Italia, e non ne vedo altra che le assomigli.
André Gide la prediligeva... bella come alcune città della Francia del Sud, non
tanto per questo o quel monumento, ma per il suo complesso, la qualità
antologica, l'incanto che viene da nulla e da tutto. Bisogna avervi
passeggiato, a cominciare dalla piazza del Popolo, la piazza italiana che
insieme con quella di San Marco a Venezia dà più di un'impressione di sala,
cinta da porticati, chiusa dalla stupenda abside di San Francesco; o
costeggiando il Battistero del Duomo; o lungo le rive scoscese del Tronto; e
per le strade strette, chiamate rue, dove i palazzi non si contano; e che si
allargano in piazzette... Ascoli è città di torri... Si succedono molti stili,
il romanico, il gotico, il rinascimentale, il barocco... con chiese dalle
pareti di pietra, senza finestre; un travertino d'un grigio caldo, uniforme,
senza intonaco... tutto ornato, lavorato, istoriato... e su ogni porta e
finestra, vedi frutta, fogliami, cariatidi femminili, fiori, animali, stelle, o
anche semplicemente proverbi e sentenze scolpite. »
« Non c'è altro posto
in tutta Italia dove sia possibile percepire la piazza come luogo sociale e,
nello stesso tempo, architettonico come
Ascoli Piceno è
una delle città monumentali d'Italia: il suo centro storico è interamente
costruito in travertino, una roccia sedimentaria calcarea estratta dalle
cave del territorio, ed ha come fulcro la rinascimentale piazza del Popolo dove si
trovano alcuni degli edifici più importanti tra i quali il palazzo dei Capitani, lo
storico Caffè Meletti e la chiesa di San Francesco.
Altro fulcro
cittadino è lo spazio urbano di piazza
Arringo, la piazza più antica di Ascoli, dove si elevano il
medioevale battistero di San Giovanni,
la cattedrale di Sant'Emidio, che racchiude
al suo interno la cripta dedicata anch'essa al santo
patrono. Vi sono inoltre il palazzo Vescovile, il palazzo dell'Arengo, sede della pinacoteca civica e di
alcuni uffici comunali.
Non solo le
piazze, ma anche le strade ed i vicoli di impronta schiettamente medievale
contribuiscono a caratterizzare il centro storico come via Pretoriana, via di
Solestà, via delle Stelle, via Soderini, via del Trivio,
antico cardo e corso Mazzini, decumanus
maximus, che attraversa da ovest ad est il centro urbano.
Tra i monumenti
sono da ricordare: il ponte Romano di Solestà, uno dei pochi in
Italia, visitabili anche al suo interno, le rovine del teatro romano, le grotte dell'Annunziata, ciclopica
costruzione del periodo romano, la Fortezza Pia
ed il Forte Malatesta, il palazzetto Longobardo con la torre degli Ercolani, una delle poche
torri superstiti tra le decine che compaiono nelle cronache medioevali, in
ricordo delle quali Ascoli ha il soprannome di Città delle cento torri.
Meritevoli di
essere citati sono anche i tempietti dedicati al patrono quali: Sant'Emidio alle Grotte e Sant'Emidio Rosso ed inoltre la chiesa dei
Santi Vincenzo e Anastasio dalla caratteristica facciata suddivisa in riquadri.
Nelle vicinanze
della città si trova la rocca di Castel
Trosino, antichissimo insediamento longobardo a strapiombo sul
torrente Castellano, in cui alla fine del XIX secolo
fu rinvenuta uno delle più ricche necropoli
d'Italia, i cui preziosi reperti sono ora sparsi in diversi musei in tutto il
mondo.
Percorrendo da
Ascoli
Cattedrale di Sant'Emidio "Il Battesimo di Polisia" di Lazzaro Il Battistero di San Giovanni
Giosafatti, Cripta del Duomo



Affresco della deposizione Chiostro interno del Palazzo Forte Malatesta ed il Ponte
nella Chiesa di San Vittore dei capitani del Popolo di Cecco



Edicola
di Lazzaro Morelli
Fonte di Sant'Emidio Teatro romano

Porta Tufilla
Caffè Meletti

Il parco estende
la sua superficie nella zona più alta della città, sull'antico colle Pelasgico,
ed è considerato il polmone verde di Ascoli. Il luogo, panoramico e strategico,
ha storicamente accolto opere difensive fortificate. Qui si elevava l'antico
cassero, distrutto in epoca piceno-sabina da Gneo Pompeo Strabone e ricostruito in epoca romana,
ora accoglie i resti della Fortezza Pia e delle sostruzioni
romane delle grotte dell'Annunziata.
Ebbe come prima
intitolazione Parco della Rimembranza, denominazione scelta per
ricordare i 379 caduti ascolani del primo conflitto mondiale, in memoria dei
quali gli alunni delle scuole elementari piantarono altrettanti alberi, ad
ognuno dei quali fu apposto il nome di un caduto. Fu inaugurato il 5 luglio
1925, in occasione della
commemorazione del decimo anniversario dell'entrata in guerra, alla presenza
del principe ereditario Umberto di Savoia.
L'area su cui si
estende il parco era, fino ad allora, una zona con scarsa presenza di
vegetazione, l'amministrazione comunale ascolana, stanziando la somma di 40.000
lire, ne affidò l'incarico
di sistemazione all'ingegnere Paoletti che ne curò la progettazione realizzando
la strada d'accesso, che si apre da via Pretoriana e, subito dopo, l'opera di
piantumazione di circa 4000 essenze arboree tra alberi ed arbusti. [12]
Nell'anno 1927 fu costruita la
scalinata dell'Annunziata che da via Dino Angelini arriva al parco. In tempi
successivi fu realizzata la strada che conduce fino alla Fortezza Pia ed ebbe
luogo la sistemazione del piazzale.
Il giardino,
inaugurato nell'anno 1988, si trova nell'area dell'Istituto Tecnico Agrario
Statale omonimo. Nato con scopi prevalentemente didattici ospita innumerevoli
varietà di piante tra cui olivi di rara varietà.
La città di
Ascoli Piceno è sede amministrativa e didattica della facoltà di Architettura
dell'UNICAM. La facoltà
ascolana ha attivato le lauree triennali in Scienze dell'Architettura, Disegno
Industriale e Ambientale, Pianificazione dell'ambiente e del territorio. Sono
anche attive le lauree magistrali in Architettura e in Disegno Industriale.
Il piatti che
maggiormente rappresentano la cucina e la gastronomia locale sono le olive all'ascolana ed il Fritto all'ascolana
ed entrambi devono il loro nome alla città. Le olive verdi tenere, dopo essere
state denocciolate e riempite con un morbido composto a base di carne mista
vengono impanate e fritte. Il "fritto all'ascolana" è una
pietanza che si compone di costolette di agnello, carciofi, olive ascolane e
crema fritta (cremini).
Un'altra
specialità territoriale, legata alla tradizione, è l'oliva in salamoia.
Si tratta di olive verdi tenere ascolane che, dopo la raccolta, sono messe in salamoia
con acqua, sale ed erbe selvatiche, tra cui il finocchietto, seguendo la
ricetta di un monaco cellarius che, nel XVI secolo,
si occupava della conservazione dei cibi nel convento dei Benedettini Olivetani della chiesa di
Sant'Angelo Magno. La varietà dell'oliva ascolana del Piceno era già
conosciuta e ricordata da Plinio e Marziale, fu apprezzata anche da Sisto V,
dai compositori Gioacchino Rossini e Giacomo
Puccini. La particolarità di questa pianta è di essere coltivabile,
per il facile attecchimento, in poche zone del territorio ascolano che si
distinguono per peculiari caratteristiche del terreno (humus). Il suo frutto,
utilizzato per la preparazione delle olive ripiene, si distingue per avere un
nocciolo piccolo ricoperto da un mesocarpo
polposo e tenero.
Tutta la zona
dell'ascolano è nota per la produzione di vino cotto,
ottenuto dalla concentrazione del mosto mediante cottura.
La città è per
molti versi legata alle tradizioni religiose e civili ed i principali
avvenimenti cittadini ruotano intorno alla festività del patrono sant'Emidio
che si celebra il 5 agosto che ha il suo culmine dopo la mezzanotte con i fuochi d'artificio. La prima domenica
di agosto si tiene la solenne sfilata storica della Quintana cui partecipano
oltre 1.500 figuranti in costume e le autorità cittadine, Sindaco compreso nel
ruolo di Magnifico Messere. Al termine della sfilata si tiene il torneo cavalleresco della Quintana,
basato su antichi statuti del XIV secolo e che si rinnova dal 1955 senza interruzioni.
Da alcuni anni è stata anche inserita la manifestazione della Quintana in
notturna, si svolge la sera del secondo sabato di luglio.
Tra fine aprile ed
inizio maggio
si svolge una importante manifestazione gastronomica con la presenza di stands
provenienti dalle regioni d'Italia e da molti paesi del mondo, che permette di
degustare molti dei tipi di fritti italiani e non solo, tra cui la locale oliva fritta
all'ascolana.
Il 10 agosto
di ogni anno ha luogo
La suddivisione
storica di Ascoli Piceno è ripotata nel testo degli Statuti Comunali del 1377. Al tempo la città
era divisa in 4 quartieri che corrispondevano all'antico insediamento urbano:
Ogni quartiere
era a sua volta ripartito in 6 sestieri. Successivamente, una delibera consiliare del 14 settembre
1881 cambiò la
denominazione precedentemente adottata e la trasformò nella seguente
nomenclatura corrispondente:
Avanti nel tempo
i quartieri di Cecco d'Ascoli e Ventidio Basso furono rinominati
rispettivamente Giuseppe Mazzini e Camillo Benso conte di Cavour.
Nell'anno 1969, a causa
dell'espansione urbana, si rese necessario un esame di revisione della
toponomastica cittadina. Per tale studio fu incaricata una commissione che
ritenne di adottare nuovamente le precedenti denominazioni. Il consiglio
comunale ascolano la approvò il giorno 16 giugno
1970, e da allora i 4
quartieri del centro storico riassunsero l'antico nome. Intorno ai 4 quartieri
centrali vi sono 8 rioni:
Di recente
industrializzazione, arricchitasi anche grazie alle sovvenzioni statali
provenienti dalla Cassa del Mezzogiorno, Ascoli Piceno vanta
una discreta zona industriale con la presenza di alcune importanti aziende
italiane e multinazionali con stabilimenti produttivi attivi nella gomma, carta, prodotti
farmaceutici, ma la maggior parte dell'economia
ruota intorno a piccole e medie aziende a conduzione familiare e sulla
fornitura di servizi professionali per i piccoli centri della Valle del Tronto
e delle montagne circostanti.
La città di
Ascoli Piceno è collegata per via stradale con Roma attraverso la strada statale 4 via Salaria
e con San Benedetto del Tronto mediante il raccordo autostradale RA11 che consente il
raggiungimento dell'Autostrada A14.
Il collegamento
ferroviario è garantito dalla tratta San
Benedetto del Tronto – Ascoli Piceno.
La città è sede
dell'Ascoli Calcio 1898, di cui ospita le gare
interne presso lo stadio Cino e Lillo Del Duca. Prima
società sportiva delle Marche, fondata nel 1898 con il nome di Società Sportiva Vigor, presente dalla
stagione 1972-73 nelle massime categorie del calcio professionistico (Serie A e
B). L'Ascoli, nel corso della sua storia più che centenaria, ha conseguito 2
promozioni dalla serie C alla Serie B e ben 5 dalla Serie B alla Serie A,
conquistando anche una Mitropa Cup nel 1987 e una Supercoppa di Lega
di serie C nel 2002. Fiore all'occhiello della storia sportiva della società
restano comunque le numerose stagioni disputate nelle massime categorie del
calcio nazionale: ben
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